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Le lenti da "riposo"

Il significato dell'utilizzo di lenti positive per la visione prossimale

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LE LENTI DA "RIPOSO": IL SIGNIFICATO DELL'UTILIZZO DI LENTI POSITIVE PER LA VISIONE PROSSIMALE.

A parte alcune eccezioni, il modello visivo tradizionale prevede la prescrizione di lenti positive per vicino in presenza di presbiopia e ipermetropia, deficit accomodativo, paralisi dell'accomodazione. E' evidente come lo scopo prescrittivo sia principalmente compensativo, sia esso per la presenza di un errore refrattivo, sia per la mancanza di un'adeguata ampiezza accomodativa. 
Oltre all'utilizzo tradizionalmente compensativo,una serie di studi ben documentati ha dimostrato che le lenti positive di basso potere utilizzate per la visione prossimale sono in grado di produrre variazioni funzionali, fisiologiche ed elettrofisiologiche trovando applicazione clinica per modificare la postura, e la performance durante la lettura e per il controllo della progressione miopica in presenza di deficit funzionali.
La letteratura è ricca di controversie fra autorevoli studiosi che sostengono tesi opposte basate su risultati, sia clinici, sia sperimentali, che supportano tesi plausibili quanto divergenti.
Senza nulla togliere al ruolo compensativo delle lenti positive per la visione prossimale, l'evidenza dei dati oggi a disposizione induce senza alcun dubbio l'esaminatore attento ed aggiornato a considerare anche altre ipotesi prodotte da coloro che sostengono il visivo funzionale.

Postura e performance visiva prossimale.
Uno dei primi studiosi ad occuparsi di tale argomento fu Harmon (1960), il quale documentò una correlazione fra l'utilizzo di lenti positive per la visione prossimale e le variazioni posturali durante la lettura. Successivamente, vari studi confermarono che l'appropriata prescrizione di lenti positive di basso potere erano in grado di alleviare l'astenopia (affaticamento) durante la visione prossimale e migliorare l'efficienza visiva. Tali effetti sono stati attribuiti al fatto che le lenti positive permettono all'individuo di localizzare gli oggetti prossimali più lontani nello spazio rispetto a quando vengono osservati senza lenti. Questa proprietà è attribuita alle caratteristiche ottico geometriche delle lenti positive:

1. Aumentano la convergenza delle radiazioni che colpiscono il sistema visivo in modo tale che il soggetto proietti l'immagine più lontano nello spazio.
2. Aumentano la diffusione dell'immagine sulla retina aumentando il numero di fotoricettori retinici coinvolti e diminuendo quindi il gradiente dell'energia distribuita.


Moltissimi studi effettuati per la valutazione dell'effetto delle lenti positive per la visione prossimale confrontando l'attivazione di alcune variabili psicofisiologiche (elettromiografia, conducibilità della pelle, ritmo respiratorio, ritmo cardiaco), la postura, la distanza di lettura e la velocità di lettura, danno in ogni caso come risultato evidente, che non sia più possibile paragonare il sistema visivo ad un sistema fotografico dove ogni lente che viene posta di fronte ad esso produce come unico beneficio quello di compensare una messa a fuoco inesatta. Anche volendo paragonare una lente ad una protesi, ogni protesi induce variazioni funzionali ed adattive sull'organismo, che vanno ben oltre la compensazione di un deficit. Attribuire alle lenti poste di fronte agli occhi un significato puramente compensativo significa dimenticare che il sistema visivo è il maggior tramite di input sensoriali verso il Sistema Nervoso Centrale e negare l'evidenza delle modifiche che possono essere indotte nel comportamento.

Lo sforzo prossimale.
Skeffington e Forrest padri dell'optometria americana, sono convinti che il disagio oculare avvenga quando i risultati nell'attività prossimale scendono ad un punto isoddisfacente per l'organismo.
Operazionalmente, secondo questo concetto, ogni individuo ha un livello minimo di performance accettabile. Finchè la performance rimane sopra questo livello, egli tenderà a non presentare sintomi. Se la performance scende sotto questo livello, si manifesteranno disagio, sensazione di fatica e d'ansia, così come una perdita della spinta o del desiderio di prolungare il compito. Il disagio, perciò, non è fisiologico. E' comportamentale, "un reclamo al quartier generale. Il modello ha a che fare con la funzione nello spazio quando influisce sulla qualità della performance. Le proprietà di contenimento dei compiti visivi prolungati da vicino, inclusa la domanda intellettiva, la soluzione dei problemi e la ricerca di significato, provocano una costrizione e una limitazione del movimento, dell'apprendimento, del richiamo e della performance: una perdita delle estensioni di libertà.
Il nostro punto di vista è che le proprietà di contenimento di un compito siano comparativamente stressori minori e, di per se stessi, abbiano un limitato effetto di stress sull'organismo. I principali produttori di stress sembrano essere l'atteggiamento e lo stato d'animo personali: l'approccio di una persona al compito visivo da vicino che è sovrapposto al fattore di contenimento.
Indipendentemente da ciò che provoca la risposta stress visiva, un elemento chiave del modello optometrico funzionale americano è l'uso di lenti. Le lenti non vengono usate per ridurre lo sforzo o per correggere le tensioni dovute all'accomodazione, alla posizione del fuoco o ad una iperconvergenza indotta. Le lenti positive servono solo ad uno scopo, minimizzare la dissonanza soddisfacendo la spinta per la convergenza a posizionarsi più vicino dell'accomodazione. Le lenti semplicemente permettono all'accomodazione (identificazione) di posizionarsi nello spazio più lontano della convergenza (centratura). Minimizzando questa dissonanza nel posizionamento spaziale permette ai costretti sistemi di movimento di diventare più flessibili. Con un aumento del movimento e della flessibilità, l'intera performance e l'apprendimento migliorano. In questo modo, le lenti positive soddisfano l'impulso "lasciami scappare da ciò".

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Dizionario

L'Ortocheratologia consiste nel rimodellamento della cornea, per l'eliminazione del difetto visivo, completato grazie all’uso di lenti RGP appositamente disegnate a geometria inversa. Questo tipo di lenti ortocheratologiche rendono possibile l’applicazione di una pressione idraulica differenziale in grado di modificare la forma corneale. per ulteriori informazioni collegatevi a questo link.

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